Jesuit Social Network
rete delle attività sociali promosse dalla Compagnia di Gesù
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Formarsi alle radici

Trento

10 Dic 2017

Si è concluso il terzo corso del JSN rivolto ai quadri delle realtà che compongono la rete. Un percorso di tre anni che ha rappresentato il punto di arrivo di una riflessione che ha coinvolto il Comitato di Presidenza alla ricerca di una risposta ad un bisogno formativo emerso più volte nelle assemblee del JSN e ai cambiamenti che il settore sociale e la Compagnia di Gesù sta attraversando in questi anni.
Una ricerca che ha toccato direttamente il senso e il ruolo che la rete può assumere. Quale il valore aggiunto che il JSN può dare ad una formazione rivolta ai suoi membri?
Il JSN nasce per dare continuità al lavoro che laici e gesuiti hanno iniziato e conducono sul territorio a partire da un’ispirazione fondante, il legame fra fede e giustizia e una metodologia di base, la pedagogia ignaziana applicata al lavoro con gli ultimi. Ogni realtà ha cercato di dare, nel tempo, una risposta a questa missione adeguando gli strumenti a disposizione ai bisogni che il contesto che li circondava indicava come più urgenti. Un patrimonio davvero unico e importante che costituisce un tesoro prezioso per le persone che operano nelle nostre realtà, per coloro che accompagniamo quotidianamente, ma anche per la Compagnia stessa, per il suo progetto apostolico e per alimentare continuamente, attraverso il contatto con i più poveri, la sua missione al servizio della giustizia. Come mantenere il legame con questa ispirazione?
Il ridimensionamento del numero dei gesuiti, le sfide sempre più globali, le strutture delle organizzazioni che si fanno sempre più complesse e l’esigenza di un cambio generazionale all’interno di molte delle realtà della rete sono ulteriori fattori che fanno parte del contesto che ha alimentato la riflessione del Comitato di Presidenza.
È allora apparso chiaro come una proposta formativa non potesse che partire proprio dalla ricerca di percorsi condivisi che consentissero di rendere esplicita un’ispirazione e una metodologia che fanno parte del nostro modo di operare, ma che non sempre trovano modalità per essere esplicitate e soprattutto non sempre si possiedono gli strumenti per trasmetterle all’interno delle realtà, dagli organi direttivi sino ai volontari. Una metodologia che costituisce il fine verso cui tendere, spiega Paolo Foglizzo nell’introdurre il corso di quest’anno.
Si è deciso di partire dai quadri, ossia da coloro che hanno incarichi di responsabilità e sono chiamati a prendere decisioni all’interno di ciascuna realtà. Creando così un gruppo di “dirigenti” che si conoscono, condividono un’esperienza e un modo di procedere, rendendo più semplici le collaborazioni fra gli enti, e rafforzando la rete.
I tre corsi di Trento hanno rappresentato un laboratorio, ancora aperto, proponendo più che un percorso formativo tradizionale, un processo basato sull’utilizzo degli strumenti tipici della pedagogia e della spiritualità ignaziana: l’utilizzo del paradigma pedagogico ignaziano nel lavoro sociale, dell’esame di coscienza come strumento di rilettura e quindi progettazione sia a livello personale che di organizzazione o la comunicazione come strumento di verifica e quindi di esplicitazione di una identità. “A Trento portiamo un metodo, non dei contenuti”, rende esplicito P.Remondini nell’introduzione al corso “esercitandoci cresciamo nella capacità di trovare soluzioni nei contesti in cui operiamo”. La proposta di Trento è stata costruita partendo proprio dall’esperienza di ciascuno, dalla relazione con il povero, esperienza che ha costituito il principale “materiale formativo”. In un’alternanza fra la dimensione interiore e quella esterna, fra la riflessione personale e la condivisone in gruppo, arricchiti da stimoli esterni, ci si è esercitati ad usare gli strumenti tipici della spiritualità e della pedagogia ignaziana, costruendo un percorso insieme, sotto la preziosa guida di un’equipe formativa ormai consolidata, composta da Giacomo Costa sj, Paolo Foglizzo, Alberto Remondini sj, Massimo Komatz e Daniele Frigeri.
Un lavoro che rimane aperto al futuro e che, a differenza di un corso formativo “tradizionale” fatica ad individuare degli output definiti e univoci, ma ciascuno porta con sé la propria esperienza e quella degli altri ed è chiamato a portarla nel proprio lavoro quotidiano, usando gli strumenti che già utilizza quotidianamente, perché fanno parte del proprio bagaglio. “Specifico del JSN è custodire e trasmettere queste coordinate che appartengono alla pedagogia, in cui ritrovarci e rispetto a cui definire la nostra identità e lo specifico che ciascuno vive” (dalla verifica finale). Un’opportunità di scambio e di crescita reciproca, nella costruzione di un bagaglio comune che trova in un appuntamento annuale un’occasione di estendere il processo a nuove persone, ma anche ritrovare un luogo e un metodo dove rimettersi in gioco e verificare ciò che si è fatto, a livello personale e come organizzazione nell’arco dell’anno.
Daniele Frigeri

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