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Ufficio stampa Vaticano

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Da Papa Francesco “con i poveri”

Roma

05 Mar 2015

Il 21 febbraio la Comunità Emmanuel ha incontrato Papa Francesco insieme ai fedeli della diocesi di Cassano all’Jonio, nell’Udienza particolare in Sala Nervi, un’esperienza che ha parlato al cuore di ognuno dei volontari Emmanuel in maniera unica e personalissima

“Caro Santo Padre, sono un piccolo Suo confratello gesuita e scrivo da uno di quei Sud del Mondo, Lecce, in cui a da cui il Signore ha chiamato anche lei a portare il Vangelo ai poveri, ai ciechi, ai prigionieri, ai cuori feriti (IS 61,1-2)” . Così inizia la lettera carica di attesa e di speranza inviata da Padre Mafafioti al Santo Padre con la richiesta di incontrarlo in occasione dei 35 anni dalla nascita della Comunità Emmanuel per “trovarci a pregare un momento con Lei, chiedendo poi la Sua benedizione”.

E Papa Francesco saluta così la Comunità durante l’udienza:

“Saluto i rappresentanti della Comunità Emmanuel, nata dal desiderio di “mettere vita con vita” con quanti bussano alla sua porta. E ringrazio per le parole che Lei (Padre Mario Marafioti) mi ha rivolto; incoraggio il vostro impegno nell’accoglienza del “Cristo sofferente”. Questa accoglienza è frutto di uno stile di apostolato fondato sulla preghiera fervorosa e su una vita comunitaria intensa. Da qui sono scaturiti i Centri di accoglienza e di ascolto, le case-famiglia, in Italia e all’estero, e le Associazioni”

E riferendosi alla terra del Sud del nostro paese, richiamando ad un “impegno coraggioso di tutti, ad iniziare dalle Istituzioni, affinché essa non sia sfregiata in maniera irreparabile da interessi meschini”, Papa Francesco riprende il saluto agli amici della Comunità Emmanuel.

“Tra le “bellezze” della vostra terra vi è la Comunità Emmanuel, esempio di accoglienza e di condivisione con i più deboli. Giovani devastati dalla droga hanno trovato in voi e nelle vostre strutture il “buon samaritano” che ha saputo chinarsi sulle loro ferite e ha saputo ungerle con il balsamo della vicinanza e dell’affetto. Quante famiglie hanno trovato in voi l’aiuto necessario per tornare a sperare per la sorte dei propri figli! La Chiesa vi è riconoscente per questo servizio. Mettendovi al fianco di giovani e adulti soggiogati dalle dipendenze, voi avete abbracciato Gesù sofferente e avete seminato la speranza.

Grazie tante della vostra visita. Vi benedico!”

“Le portiamo noi stessi e vogliamo prenderci Lei! E portarceLa via con noi!” così Padre Marafioti, ringraziando il Santo Padre per il dono di questa giornata, inizia il suo breve discorso, richiamando i 35anni di vita della Comunità come conferma al “sì” al Signore e ai poveri, e anche alla Chiesa del Signore e dei Suoi poveri”. E rivolge la richiesta di una triplice benedizione: una, per fare miracoli; una, per sostenere martirii; e una terza, per combattere la nostra grande guerra e vincerla. “Una benedizione che scenda sulle nostre fatiche, debolezze, ansie, sui nostri insuccessi e i nostri fallimenti, e ci educhi, senza medaglie e riconoscimenti umani, al semplice e autentico eroismo di tutti i giorni, quello del seme che cade sotto terra…”

L’esperienza dell’Emmanuel porta con sé anche una chiamata al “martirio: quello di Enrica, che ha offerto la sua vita per i ragazzi stessi da cui ha preso la sieropositività; e quello quotidiano del rinnegamento di sé, della pazienza e ancora pazienza e sempre pazienza! Spesso fatichiamo giorno e notte senza prendere nulla

Una tripla benedizione che sostenga in quello che Padre Mario chiama l’aspro combattimento simboleggiato dalla guerra di liberazione contro tutte le droghe a cominciare dalla “droga madre”, la mentalità egoistica che corrompe persone, coppie, famiglie e società.

“La Sua benedizione ci aiuti ad accettare e portare ovunque nel mondo quella “Rivoluzione” che il Vangelo ci chiede di cominciare da noi stessi, impegnandoci a vivere in perenne stato di conversione”.

Infine Padre Mario rivolge al Papa l’invito ad accettare un dono particolare dalle mani dei volontari della Comunità presenti: una scatola magica contenente “una coperta per dare un po’ di calore a Lei o a chi vorrà Lei: viene dal calore di una casa famiglia di ragazze disabili. Quando toglierà la coperta, si accorgerà che la scatola è magica: farà uscire continuamente baci, più baci, più baci, che non finiranno se non quando Lei riuscirà a togliere l’incantesimo! Dubito che ci riesca sulla terra, perché l’incantesimo è legato a quanto noi Le vogliamo bene”.

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