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Papa Francesco al Centro Astalli di Roma

Papa Francesco al Centro Astalli di Roma

Papa Francesco al Centro Astalli di Roma

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Grazie Papa Francesco

Papa Francesco al centro Astalli di Roma

12 Set 2013

Martedì pomeriggio, in un clima informale, quasi “familiare” Papa Francesco è arrivato a bordo di un’auto fra le tante che affollano la città, senza scorta, al centro Astalli di Roma per incontrare i Rifugiati che ogni pomeriggio, in coda, animano Via degli Astalli in attesa della mensa.

Si è fermato con loro negli ambienti del Centro Astalli, ha pregato nella piccola Cappella, accompagnato da P. Giovanni La Manna sj, direttore del Centro e poi ha regalato un pomeriggio ai tanti amici, volontari e rifugiati del Centro Astalli nella Chiesa del Gesù. Anche il JSN era presente, grati della possibilità di vivere un pomeriggio particolare, semplice, quasi familiare, ma allo stesso tempo particolarmente denso di significati e di contenuti. “I rifugiati sono la carne di Cristo“, ha detto con forza il Papa, rivolgendosi a tutti gli ordini religiosi perché aprano i conventi all’accoglienza dei rifugiati, così come proposto dal Centro Astalli in un’iniziativa avviata lo scorso anno. Ma il Papa ha parlato di diritti, “l’integrazione è un diritto” e di carità “non basta dare un panino, serve accompagnare” e costruire una relazione personale e un progetto.

In fondo a questo articolo è possibile scaricare i discorsi di Padre La Manna e di Papa Francesco e le testimonianze di Carol e Adam.

Il Centro Astalli ha voluto rivolgere a Papa Francesco un grazie, in un comunicato stampa che riportiamo integralmente.

Per il Centro Astalli è un momento di grande gioia.  Martedì Papa Francesco ha incontrato i rifugiati della mensa: è arrivato durante l’orario in cui tutti i giorni una fila di oltre 400 richiedenti asilo e rifugiati aspetta di poter consumare un pasto.
E’ stato un incontro toccante e intenso. Il Pontefice ha salutato con affetto e semplicità le persone che erano in fila per mangiare. Poi è entrato a salutare un gruppo di rifugiati e si è intrattenuto con loro. Si è informato sulle loro vite. Ha dedicato a ciascuno un momento individuale.

Dopo l’incontro con i rifugiati il Santo Padre si è fermato a pregare nella Cappellina del Centro Astalli. Da lì è giunto nella Chiesa del Gesù dove lo attendevano 350 rifugiati e 300 volontari dei centri d’accoglienza e dei servizi che il Centro Astalli gestisce a Roma.  P. Giovanni La Manna sj, presidente del Centro Astalli, gli ha rivolto un saluto a nome di tutti i presenti.
“Papa Francesco, la sua testimonianza e il suo essere qui con noi ci ricorda l’importanza d’essere disponibili all’incontro con quanti  nella loro vita hanno già pagato un prezzo altissimo, dovendo lasciare tutto e affrontando una fuga che troppe volte li espone alla morte. Tutti dovremmo sentire sulla nostra coscienza il peso di queste morti: ci aiuterebbe a vivere con gli occhi aperti e le coscienze sveglie”.
Il Santo Padre ha poi ascoltato la testimonianza di Carol rifugiata dalla Siria.
Sono un’insegnante, i giovani e i bambini per tanti anni sono stata la mia ragione di vita.  Ho sempre pensato che l’insegnamento e l’educazione fossero una via per la pace. Ma oggi ogni strada di pace e di libertà nel mio Paese sembra essere stata cancellata per sempre.
I nostri ragazzi sono stati tutti arruolati o uccisi in una guerra per noi senza senso.
Ce li stanno ammazzando tutti. Dovranno passare almeno 50 anni prima che in Siria si possano avere nuove generazioni. Siamo un Paese senza futuro.
Ai nostri figli viene di fatto impedito di andare a scuola. Oggi in Siria mandare un bambino in un’aula ad imparare vuol dire accettare il rischio di non vederlo tornare vivo”.

Ha ascoltato anche le parole di Adam rifugiato sudanese del Darfur.
“Noi rifugiati abbiamo il dovere di fare del nostro meglio per essere integrati in Italia. È difficile, ma non possiamo non provarci.  Molti di noi quando arrivano sono pieni di speranza e aspettative. Convinti che il peggio ce lo siamo lasciati alle spalle. Invece troppo spesso dobbiamo ricrederci.
Un letto, un pasto caldo, un luogo da chiamare casa e in cui riprendersi dalle fatiche del viaggio e dagli orrori della guerra per tanti di noi non c’è. E anche se così l’integrazione diventa un sogno più che un progetto noi non dobbiamo arrenderci. Io sono stato fortunato, sono stato aiutato dagli amici del Centro Astalli. Loro sono la mia casa, la mia seconda famiglia.
Un ultima cosa Santità. Il viaggio che noi affrontiamo per chiedere asilo in Europa è un crimine contro l’umanità. Eravamo in 170 sulla barca che dalla Libia ci ha portato in Italia. Ognuno di noi ha pagato 1200 $ per affrontare il mare. Molti di noi hanno pagato il biglietto per incontrare la morte.
Santità la sua voce è forte. Tutti l’ascoltano. Ci aiuti. Faccia fermare questo massacro. Chiedere asilo non può essere un tragico modo di perdere la vita

Dopo i saluti il Santo Padre ha preso la parola. La sua voce è giunta forte e ha scosso le coscienze di tutti noi.
Un discorso intenso, in cui ha voluto riprendere e spiegare la missione del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati “accompagnare, servire, difendere”. Le ha pronunciate quelle tre parole, le spiegate, le ha rese attuali e vive con la forza e la concretezza che lo caratterizzano.
Ha concluso con un monito alla Chiesa, alla Sua Chiesa: “Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Il Signore chiama a vivere con generosità e coraggio l’accoglienza nei conventi vuoti. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire. Superare la tentazione della mondanità spirituale per essere vicini alle persone semplici e soprattutto agli ultimi. Abbiamo bisogno di comunità solidali che vivano l’amore in modo concreto!
Ogni giorno, qui e in altri centri, tante persone, in prevalenza giovani, si mettono in fila per un pasto caldo. Queste persone ci ricordano sofferenze e drammi dell’umanità. Ma quella fila ci dice anche che fare qualcosa, adesso, tutti, è possibile. Basta bussare alla porta, e provare a dire: “Io ci sono. Come posso dare una mano?
”.

Grazie Papa Francesco. Ancora una volta grazie. La tua presenza è stata una festa per i nostri cuori. Il ricordo di questa giornata speciale ci aiuterà a metterci a servizio dei rifugiati ogni giorno con maggiore impegno e dedizione.

Saluto di Padre La Manna sj

Il discorso di Papa Francesco

La testimonianza di Carol

La testimonianza di Adam

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