Jesuit Social Network
rete delle attività sociali promosse dalla Compagnia di Gesù
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Assemblea Annuale JSN – Il bene IN comune

Napoli

20 Lug 2018

Ciao a tutti,
vi scrivo (su invito di Paola, lo ammetto, che però ho accolto di buon grado) per condividere con voi ciò che ho vissuto con lei e Chiara dal 29 giugno al 1 luglio.
Tutte e tre insieme abbiamo partecipato all’assemblea annuale del Jesuit Social Network, che altro non è che la rete nazionale di tutte le realtà promosse dai Gesuiti che si occupano del sociale.
Il tema dell’assemblea era “il bene in comune”, e i tre giorni erano organizzati seguendo questo filo conduttore. Ci sono stati momenti di intervento di singole realtà che hanno presentato le loro attività (tra queste io e Chiara, in rappresentanza della nostra associazione, abbiamo raccontato l’esperienza della redazione), un momento di condivisione in piccoli gruppi, in base alle diverse declinazioni delle attività delle varie associazioni di cui eravamo parte, ed un costante e informale confronto sulle nostre vite.
Il sabato sera, inoltre, siamo stati ospitati da “Figli in Famiglia”, un’associazione che opera a San Giovanni a Teduccio, quartiere di Napoli con grandi difficoltà, cercando di offrire spazi in cui stare insieme nella legalità.
Superata questa prima parte, meramente descrittiva, preferisco soffermarmi ora su ciò che questa esperienza ha significato per me e mi ha lasciato. E su ciò che, quindi, posso provare a lasciare anche a voi.
Ammetto che non è stato facile metabolizzare il tutto, e ancora adesso, nonostante siano passati più di 10 giorni, faccio fatica a trasformare i tanti pensieri in parole sensate.
È stata un’occasione molto preziosa di scambio e condivisione, ho avuto la possibilità di conoscere persone che operano in diversi settori e che lo fanno con le modalità più disparate, persone che hanno a cuore il prossimo, nelle diverse vesti che il prossimo nelle nostre vite indossa. C’era chi opera con i migranti, chi con i senzatetto, chi con i bambini, insomma, era rappresentato un po’ tutto quello che oggi si intende per “il sociale”. Ed è stato bello constatare, alla fine di tanti scambi di metodi e vedute, che tutti ci confrontiamo con persone. Non esistono categorie, non esistono generalizzazioni, non esiste IL migrante, o IL senzatetto, così come non esiste, come spesso ci ripetiamo ed è bene tenere sempre a mente, IL detenuto. Esistono persone, che magari sono accomunate da determinate caratteristiche, ma non si può pensare di fare loro del bene se non le si considera nella loro individualità, se non si va oltre lo stereotipo che rappresentano. Ed è stato prezioso condividere le difficoltà che agire con questa consapevolezza comporta, è stato rincuorante incoraggiarsi a vicenda a non mollare, a non cedere davanti alla tentazione di lasciar perdere quando ci si scontra con gli inevitabili fallimenti.
Sono ovvietà, ma proprio per questo corro spesso il rischio di darle per scontate, e ringrazio sempre occasioni come questa che mi aiutano a non farlo.
È stato confortante, e mi ha restituito speranza in un momento storico in cui è difficilissimo averne, vedere tanta umanità intorno a me, sentire le persone che avevo intorno parlare la mia stessa lingua, trovare sguardi complici e liberi da pregiudizi.
Ho capito l’importanza di fare rete, di conoscere altre realtà, ho potuto apprezzare l’opportunità di stabilire un contatto, di fare un incontro.
Ammetto che è stato anche un bagno di umiltà: sentire i racconti di chi ha fatto dell’aiutare gli altri la propria professione, di chi opera quotidianamente in contesti di crisi, sentire, infine, i racconti di Carmela, cuore pulsante di “Figli in Famiglia”, che cerca di donare vita mentre intorno a lei si semina morte, mi ha ricordato che posso fare di più.
Certo non tutti siamo chiamati a fare lo stesso, né a farlo allo stesso modo: ciascuno dà ciò che riesce e come può, ma è bene tenere sempre a mente che si possa fare di più, che l’asticella va alzata, mai tenuta alla stessa altezza.
E proprio con questo invito, a non accontentarci mai di quello che facciamo, voglio chiudere questo mio “flusso di coscienza”, sperando di essere riuscita a consegnarvi qualcosa di logico e comprensibile.

Buona state a tutti,
consapevoli del salto più in alto che ci aspetta, ci rivediamo a settembre!
F. Vanelli (Volontaria Poggeschi per il Carcere)

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