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I Gesuiti di fronte ai problemi nel mondo arabo

06 Dic 2012

Il 22 luglio 2011 in una lettera indirizzata ai membri della sua Provincia e intitolata: «Sfide e promesse della nostra missione», il Provinciale del Medio Oriente, Padre Victor Assouad, descriveva la situazione e la visione della Provincia di fronte ai cambiamenti in atto nel mondo arabo. Oggi, in un testo del 24 novembre 2012, il Padre Assouad ricorda le direttive date ai gesuiti.Padre Assouad riprende il testo del 2011. «In quanto gesuiti, non cerchiamo di predire il futuro né di prendere posizioni politiche. Al contrario, dobbiamo riaffermare i valori e i principi evangelici e discernere il modo in cui possono esserci d’aiuto oggi. In questo contesto, vorrei sottolineare alcuni punti che mi sembrano importanti:

  • Le rivolte che interessano la maggior parte dei nostri paesi arabi, nonostante tutte le manipolazioni o interpretazioni possibili, almeno in alcuni casi, sono stati ovunque ispirati anche da persone, in particolari giovani, che aspirano ad una vera libertà, pluralismo e democrazia. La loro azione va contro la repressione, la corruzione, i privilegi esorbitanti, le evidenti ineguaglianze sociali, la disoccupazione e la povertà generate o autorizzate da regimi dittatoriali diventati ereditari, che usurpano il potere da oltre trenta, quarant’anni o addirittura mezzo secolo.
  • I moderni mezzi di comunicazione sociale, utilizzati in questi paesi per avviare e sostenere le rivolte popolari, costituiscono un fatto senza precedenti che ci fa pensare che non potranno essere spenti o soffocati. Ormai, se vogliamo, è aperta una strada per la denuncia continua, nonostante tutti i tentativi per reprimerla o cancellarla.
  • In quanto cristiani, i nostri principi d’azione non possono essere regolati o guidati dalla paura o dalla negazione dell’altro, chiunque esso sia, anche quando questa paura o negazione sia giustificata o realistica. Al contrario, è in uno spirito di apertura, di accoglienza e di rispetto dell’altro che ci dobbiamo porre e agire. La chiusura su se stessi, il rigetto o il rifiuto dell’altro costituiscono una posizione antievangelica che non dobbiamo affatto assumere.
  • Tuttavia, i cristiani hanno il diritto e il dovere di esigere delle garanzie per la loro presenza e la loro azione all’interno del mondo musulmano. Essi devono, in quanto cittadini a pieno titolo, richiedere la garanzia di vivere e praticare la loro fede, avere i propri luoghi di culto, così come il riconoscimento della libertà di coscienza.
  • Per raggiungere questo obiettivo, i cristiani hanno il dovere di impegnarsi in pieno con i loro concittadini per chiedere il rispetto della dignità di ogni persona umana, l’affermazione delle libertà fondamentali, il rifiuto dei privilegi e la condanna della corruzione, così come una costituzione che riconosca a tutti i cittadini gli stessi diritti e doveri, nel quadro dell’unità nazionale e del pluralismo».

Poi aggiunge come conclusione:

«Oggi, nonostante il persistere della violenza – in aumento – e nonostante le numerose delusioni riguardo alle aspettative di libertà, democrazia e dignità umana, vogliamo ribadire il nostro impegno di solidarietà verso le vittime e le persone che soffrono, per contribuire ad alleviare il loro dolore e offrire loro la possibilità di rialzarsi. Riaffermiamo il nostro desiderio di impegnarci nel dialogo, la riconciliazione e l’unità, ove questo sia possibile. Rifiutiamo le reazioni di paura e i tentativi d’isolamento, come anche ogni ricorso alla violenza e alle armi, anche se a volte ciò sembri giustificato o legittimo. Vogliamo unire le nostre energie a quelle delle Chiese locali, per coordinare gli sforzi e assicurare un miglior sostegno alle popolazioni cristiane colpite e preoccupate, in uno spirito di apertura a tutte le parti e cittadini di buona volontà.Riteniamo che, quali che siano le tragedie e le prove che stiamo vivendo, ci sia sempre una via di pace e di vita che può essere intrapresa».

[Ufficio stampa Curia Generalizia]

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