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Centro Astalli

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Centro Astalli Rapporto annuale 2013: rifugiati in calo, bisogni in aumento

10 Apr 2013

Una fotografia delle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2012 si sono rivolti alla sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che l’Associazione gestisce. E’ il Rapporto annuale  del Centro Astalli che  è stato presentato questa mattina a Roma. “ I servizi di prima accoglienza, nonostante il calo degli arrivi, restano saturi, a dimostrazione del fatto che le necessità primarie, in mancanza di strategie sociali efficaci, si ripresentano immutate anche a distanza di anni dall’arrivo”, ha dichiarato  P. Giovanni La Manna SJ, presidente del Centro Astalli. “I percorsi verso l’autonomia sono così faticosi e fragili che ad annullarli basta un imprevisto qualunque. Ci preoccupano particolarmente i molti che arrivano in Italia dopo aver subito tortura e violenze intenzionali: le loro necessità, delicate e complesse, sempre più spesso passano in secondo piano nella generale approssimazione e superficialità che caratterizza servizi ormai ridotti all’osso”. Alla presentazione del rapporto sono intervenuti Laurens Jolles (Delegato Unhcr in Italia, Paolo Fallai (Capo Redattore Corriere della Sera) e Berardino Guarino (Direttore dei Progetti Centro Astalli) che ha illustrato i numeri  del Rapporto, dando le chiavi di lettura. Di seguito una sintesi del suo intervento:

Calano le domande d’asilo, ma non i bisogni

Sono state appena 15.700 le domande d’asilo presentate in Italia nel 2012, meno della metà rispetto all’anno precedente e un numero bassissimo, anche in termini assoluti, rispetto a quelli registrati nei principali Paesi europei. Nonostante questo, il totale dei pasti distribuiti dalla mensa  (oltre 115.000) è rimasto quasi invariato rispetto al 2011, con una media giornaliera di pasti offerti superiore alle 400 unità. È un dato preoccupante, che rappresenta l’incapacità del sistema di accoglienza italiano di dare risposte, persino ai bisogni più immediati. Tra le nazionalità più rappresentate, accanto a Costa d’Avorio, Afghanistan e Pakistan, per la prima volta si registra il Mali, teatro di una grave crisi internazionale

Accoglienza e integrazione restano insufficienti

Nonostante i dati rappresentino un fenomeno di dimensioni assolutamente gestibile di arrivi in Italia, siamo ancora lontani dall’avere un sistema nazionale per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati unitario, integrato e commisurato ai flussi di arrivo. L’Emergenza Nord Africa, che poteva costituire un’occasione di ripensamento e valorizzazione di alcune esperienze positive attivate dalle Regioni, si è purtroppo chiusa senza alcuna progettualità, né per gli accolti né per il sistema, vanificando del tutto l’ingente investimento di risorse che aveva comportato. Le misure di integrazione rappresentano un punto particolarmente dolente nel già problematico sistema italiano.  Molti titolari di protezione si trovano di fatto abbandonati a loro stessi, con ben poche opportunità di crearsi un percorso autonomo: ciò contribuisce a alimentare il fenomeno delle occupazioni, particolarmente grave a Roma, che vede centinaia di rifugiati vivere a margine della società, in condizioni di assoluto degrado. Insieme alla ricerca di un lavoro, l’affitto di un alloggio è la sfida più difficile: l’onerosità delle locazioni e gli anticipi richiesti scoraggiano anche chi può contare su un impiego stabile. Nel 2012 il Centro Astalli, attraverso l’erogazione di contributi alloggio, ha cercato di agevolare il percorso di integrazione di rifugiati che, pur avendo un lavoro regolare, non avrebbero potuto affrontare le spese iniziali per l’affitto di un appartamento.

La crisi non accenna a diminuire. Ne fanno le spese i rifugiati…

Continuano a sentirsi, più forti che mai, gli effetti della crisi. La permanenza nei centri di accoglienza continua ad allungarsi. Nonostante la partecipazione a diversi corsi di formazione e il costante orientamento offerto dagli operatori, nel 2012 solo pochi ospiti dei centri hanno lavorato con continuità. Anche nel nord Italia, la ricerca di occupazione si è fatta difficoltosa. Per quanto riguarda lo sportello lavoro, nel corso del 2012 si è registrato l’accesso di molte donne, soprattutto africane, di età compresa tra i 40–50 anni, che vivono da molti anni in Italia, alla ricerca dell’ennesimo lavoro di assistenza agli anziani. Il lavoro di cura alla lunga è logorante e la maggior parte di queste donne arrivano ai 50 anni con seri problemi fisici, che ostacolano la ricerca di una nuova occupazione e, più in generale, la loro vita quotidiana.

… e le famiglie in particolare

Ancora più complicata è la situazione di chi ha una famiglia a carico, oppure intraprende una procedura di ricongiungimento familiare. Le famiglie rifugiate richiedono un’attenzione particolare e una progettualità complessa, che tenga conto di una varietà di fattori. Quello economico è particolarmente rilevante, nel caso di nuclei numerosi o monoparentali, ma le esigenze specifiche di ciascuno dei membri, a partire da quelle dei minori, possono essere altrettanto se non maggiormente urgenti.

Il 12,5% dei nuclei familiari accolti nella comunità di famiglie rifugiate del Centro Pedro Arrupe si sono ritrovati in Italia in seguito a ricongiungimenti familiari, a volte dopo separazioni durate molto tempo.

Accompagnare i più vulnerabili è una sfida sempre più necessaria

Le vittime di tortura che nel 2012 si sono sottoposte a una visita per il rilascio del certificato medico-legale da presentare alla Commissione Territoriale sono state 267, con un incremento di oltre il 60% rispetto all’anno precedente. Il dato che desta maggiore preoccupazione è che molto spesso queste persone, pur tanto provate, non riescono ad accedere a misure di accoglienza adeguate: il 22% delle 439 vittime di tortura seguite dal Centro di orientamento legale  ha dichiarato di vivere per strada, in edifici occupati o di essere saltuariamente ospitati da amici e conoscenti. Spesso il disagio di queste persone emerge anche nei centri di accoglienza: a “La Casa di Giorgia” è stato riscontrato un notevole aumento delle ospiti affette da problemi psichici anche gravi, conseguenze dei traumi e delle violenze subite, che necessitano di cure e assistenza specializzata. A causa degli ingenti tagli alla sanità, si è molto ridotta la capacità del territorio di fornire assistenza alle persone la cui salute mentale è duramente provata da traumi passati e presenti. Eppure un accompagnamento specifico e mirato potrebbe prevenire la maggior parte dei casi di acutizzazione e cronicizzazione, evitando molte tragedie.

È importante lottare contro l’impoverimento culturale…

La povertà culturale è dolorosa e pericolosa quanto quella economica. Per questo il Centro Astalli nel 2012 ha dato nuovo impulso alle attività di informazione, sensibilizzazione e comunicazione. Oltre 13mila studenti sono stati coinvolti nei progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso promossi dal Centro Astalli in 12 città italiane. La campagna In città, invisibili, lanciata in occasione della Giornata del Rifugiato, stimola i cittadini a essere consapevoli e valorizzare, anche dal punto di vista culturale, la presenza crescente di rifugiati nei grandi centri urbani. A Trento il progetto My Life as a Refugee ha permesso a 5 rifugiati di seguire un corso fotografico organizzato dal Centro Astalli Trento e di realizzare scatti della loro vita quotidiana per  una mostra fotografica: inaugurata lo scorso novembre al Parlamento Europeo, la mostra sarà esposta in diversi Paesi nel corso del 2013, Anno Europeo della Cittadinanza.

… con fatti concreti

Sono sempre numerose le persone che scelgono di dedicare tempo, energie, competenze e professionalità ai richiedenti asilo e rifugiati: nel 2012, nelle 8 città in cui il Centro Astalli opera (Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova) ben 465 volontari hanno reso possibili, con il loro impegno, i servizi descritti nel rapporto.

[da Gesuitinews.it]

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