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C’è spazio per parlare di giustizia?

06 Giu 2016

In questi mesi molto si sta muovendo sui fronti della Giustizia e del Volontariato. Ad aprile si sono conclusi gli Stati Generali dell’esecuzione penale, attendiamo fiduciosi che la delega al Governo venga approvata anche in Senato e che vengano assunti nella norma molti dei contenuti che il volontariato ha portato all’interno del dibattito degli Stati Generali, uno su tutti la liberalizzazione delle telefonate.

I numeri delle presenze nelle nostre carceri stanno risalendo, per questo il D.A.P. ha emanato una circolare di cui quasi nessuno parla: GDAP 112223 Disposizioni per contenere e migliorare il trend delle presenze negli istituti penitenziari. Alcuni direttori hanno convocato le organizzazioni di volontariato per verificare la disponibilità delle stesse di fare fronte alla possibilità di accoglienza sul territorio di molti detenuti ora in regime di detenzione ma che potrebbero fruire delle misure alternative qualora vi fossero le condizioni. La pressione della CEDU si fa ancora sentire. Il volontariato può in questa fase, se organizzato, giocare davvero un ruolo strategico e non subalterno.
Tra pochi giorni a Roma daremo avvio alla IX Assemblea della C.N.V.G., dal titolo “La Giustizia dell’Incontro, del Dialogo, della Comunità”. Abbiamo chiesto a importanti scrittori e testimoni di accompagnarci in questo percorso di riflessione che vuole renderci consapevoli delle grandi sfide che attendono tutti noi volontari: creare una società più inclusiva per le persone che hanno delle pene da scontare e creare un dibattito e una riflessione che possano accompagnare la società civile nel riflettere sul fatto che i cattivi non sono altro da noi.
Nel nostro Paese si comincia a parlare seriamente di “pene di Comunità” proprio in un momento in cui la società è più che mai fragile, arrabbiata, divisa, in cui si respira poca aria di Comunità e tanto fastidio sociale per l’Altro, l’immigrato, il detenuto. Ma proprio questo clima, in fondo ostile a un’idea di Giustizia che abbia il volto girato verso la società piuttosto che verso il carcere, chiama in causa il Volontariato, la sua capacità di informare e sensibilizzare il mondo “libero”, il suo ruolo di accompagnamento delle persone detenute in un percorso che veda come centrali le misure di comunità.
Questo è un periodo difficile, in cui da una parte bisogna essere proiettati davvero verso l’esterno, accettando la sfida di contribuire a trasformare una Comunità respingente in una Comunità accogliente, ma dall’altro bisogna “presidiare” le carceri, esservi presenti in modo innovativo, contribuire a ripensare la vita detentiva, in un momento in cui è forte il rischio di un “ritorno all’antico”.

Ornella Favero

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