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Cattolici in politica

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Cattolici in politica

28 Feb 2013

Un gruppo  di credenti  di Scampia impegnati in un Laboratorio politico (“Scampia felice”),  in riferimento a questa  gridata campagna elettorale che sta per chiudersi,  e che registra l’adesione di cittadini di professione cattolica alle diverse formazioni politiche da Rivoluzione civile, Movimento 5 stelle, alla Lega e PDL, ci siamo interrogati se <<il Messaggio evangelico è radicale anche per le sue conseguenze sulla vita sociale, perché i fedeli cattolici presentano un profilo moderato sul piano pubblico?>>. Sono marginali i cattolici democratici di matrice conciliare, a vantaggio di una galassia non governata se non promossa dai due ultimi pontefic  dai due ultimi pontefici di vecchi e nuovi movimenti, comunità, gruppi religiosi con riconoscimento ecclesiale, che non  sono rivelati  allo stesso modo  un’istanza critica nella società e nella chiesa. A livello di orientamenti diffusi per esempio in materia di programmi televisivi, è noto che praticanti regolari non solo anziani ascoltano Radio Maria o seguono Padre Pio Tv ma per informazioni e programmi si rivolgono a Canale 5.

L’interrogativo  di cui sopra era risuonato anche nei lavori  di preparazione del Convegno delle chiese del Sud (Napoli, 12-13 febbraio 2009),  in vista dell’aggiornamento del documento “Chiesa italiana e Mezzogiorno” (1989):   perché al senso religioso del Sud non si accompagnano un’analoga coscienza civica, un’attenzione per la sfera pubblica, per la partecipazione alla vita della comunità civile? Perché ad una sostanziale tenuta del primo, nonostante gli anni della secolarizzazione, non fa riscontro un’incisività virtuosa delle seconde? Di qui la domanda  se questa non fosse una carenza imputabile tra l’altro a una inadeguata azione educativa e pastorale delle comunità ecclesiali,  interessate a trasmettere i principi della fede e dell’appartenenza religiosa, non altrettanto sollecite in questo contesto nel formare una mind structure, sensibile alle responsabilità sociali>>. .

Questi  interrogativi trovano conferma in alcune analisi sociologiche recenti: Per quanto riguarda le scelte politiche, in riferimento alla diversità di posizione religiosa (per appartenenza, credenza e pratica), secondo G. Rovati  nel volume Uscire dalla crisi. I valori degli italiani alla prova, Vita  e  Pensiero, Milano 2011, tutti gli indicatori confermano come all’aumento dell’importanza per di fede e pratica religiosa tende ad aumentare la collocazione politica più verso il centro destra che il centro sinistra, tende a diminuire l’importanza data alla possibilità di partecipazione politica. Più sofisticate analisi potranno appurare se questo fenomeno abbia significato causale o sia da connettersi a  acaratteri concomitanti, come sesso,età e status socio-economico.

A sua volta  R.Cartocci  in Geografia dell’Italia cattolica, Il Mulino, Bologna 2011, sulla base della differenza  fra non praticanti e praticanti regolari  osserva che  in definitiva la polarizzazione più evidente contrappone  il Mezzogiorno a tutte le altre regioni. Infatti la pratica religiosa presenta valori più alti nelle regioni del Mezzogiorno continentale ed in Sicilia. Sulla base di questo saldo la Campania si presenta come l’area meno secolarizzata del paese (-31.7), e le regioni  del Nord-Est del paese, caratterizzate da un secolare insediamento della cultura “bianca”, mostrano tra i valori negativi più elevati del Nord e sono  attualmente meno permeate da valori cattolici. E s’interroga perché una tale ripresa di religiosità  non abbia avuto una visibilità maggiore e soprattutto non sia riuscita ad innervare un riscatto delle condizioni di degrado e di criminalità diffusa che negli ultimi due decenni hanno portato per esempio  la città di Napoli   al centro delle cronache quotidiane.

Sono note le analisi culturalistiche sulla carenza di civicness e spirito pubblico nel Mezzogiorno, ma bisogna mettere nel conto l’inadeguatezza o assenza dell’ azione educativa e pastorale  per quanto riguarda le responsabilità della vita sociale, nonostante sollecitanti documenti della Chiesa italiana sul Mezzogiorno,  che  non investe  atteggiamenti e comportamenti consolidati nelle relazioni economiche e sociali, che s’ispirano a tutt’altre regole  di una morale sociale. E’ prevalso negli ultimi decenni una privatizzazione della fede ed un individualismo soggettivo o comunitario, che ha messo da parte l’etica pubblica lasciata a comportamenti consuetudinari accomodati alle convenienze se non irregolari.  A nostro avviso più gravemente  è stato messo da parte il messaggio profetico di un Dio che protegge le categorie senza difesa, come l’orfano, la vedova e le straniero, mentre il Italia vige ancora la Bossi-Fini, e  gli  ammonizioni biblici   agli arroganti ed alle città corrotte. E’ tra i valori non negoziabili non bisognerebbe ascrivere il tema del lavoro non solo precario e flessibile ma umiliato ed offeso nell’egemonia del capitalismo finanziario”

Di qui un invito,  che non riguarda solo le prossime contingenze elettorali, sulla base della fede cristiana  interpretata rispetto alle povertà ed ineguaglianze crescenti, alle  ingiustizie e corruzioni pubbliche,  ad essere ragionevolmente  im-moderati con le opportune mediazioni socio-politiche, Perché non si agita almeno  la bandiera della giustizia sociale a favore   dell’ universale crescita umana, per seguire altre bandiere o pifferai magici?

Dal Blog di P. Domenico Pizzuti SJ

Napoli, 21 febbraio 2013

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