Jesuit Social Network
rete delle attività sociali promosse dalla Compagnia di Gesù
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Casa Pino Puglisi: un modo di accogliere

Catania

23 Feb 2017

Casa Pino Puglisi nasce come Centro di primissima accoglienza per minori stranieri non accompagnati.
Il Centro Astalli di Catania aveva ottenuto in comodato d’uso un bene confiscato alla mafia, sito al confine di Librino, un quartiere malfamato della città: la sfida raccolta è stata quella di accogliere i ragazzi stranieri e immetterli nel tessuto sociale cittadino, spezzando barriere e pregiudizi.
Ci siamo confrontati con la sede di Roma per attingere alla loro preziosa esperienza, e abbiamo constatato che in Italia saremmo stati il primo Centro della rete ad occuparsi esclusivamente di minori.
Le esortazioni di Papa Francesco, il sostegno del JRS e di Roma ci hanno poi dato la forza di portare a buon fine l’idea, tra tante preoccupazioni, soprattutto economiche, dovute al cattivo funzionamento dell’amministrazione Catanese e ai ritardi biblici nei pagamenti.

Ad oggi abbiamo ospitato oltre cento minori che sono transitati nella nostra casa direttamente dagli sbarchi e, in questo momento, ne ospitiamo venticinque.
I ritardi del Comune nei loro trasferimenti in strutture di seconda accoglienza, come previsto dalla legge (strutture più attrezzate per portare avanti i progetti educativi) ci hanno portato a fronteggiare i bisogni dei minori in maniera più completa rispetto al nostro originale target: oggi creiamo noi il progetto educativo, li iscriviamo a scuola, facciamo in modo che pratichino sport e imparino dei mestieri.
Nei nostri educatori hanno trovato ascolto e famiglia. Studiano l’italiano e hanno modo di praticare la loro religione. Molti di loro sono musulmani, una minoranza cristiani. Provengono da vari stati: Mali, Senegal, Guinea, Gambia, Egitto, Bangladesh, Somalia, Eritrea. Alcuni hanno studiato, tutti usano internet adeguatamente.

Stare in loro contatto è per noi una fantastica esperienza umana. Ci permette di seminare speranza nei loro cuori e apre i nostri a un confronto reale .
I ragazzi migranti vivono infatti drammaticamente la loro emarginazione, e arrivano anche sovraccarichi delle aspettative delle famiglie che hanno investito sulla loro partenza spesso per averne un ritorno economico. Noi ci sforziamo di riportarli alla loro età.
Siamo consapevoli di essere una goccia nel mare, affogati dalla burocrazia, ma lo spirito che ci spinge è quello di non tirarci mai indietro e fare il nostro meglio .

Ogni giorno viviamo con i nostri ospiti ansia, paura, frustazione, gioia, speranza: uno di loro ha dovuto subire un trapianto di cornea perché rischiava la cecità, ed è stato come se anche noi, dopo,vedessimo meglio. Un altro è stato individuato come futuro campione di calcio dal Mister, e ci siamo sentiti tutti pronti a diventare famosi. A volte ci sorridono e sono grati, altre volte ci voltano le spalle, si ribellano, e si nascondono nella diffidenza. Confrontiamo i nostri sentimenti ai loro e cresciamo con loro, nella sorpresa costante che la vita riserva. Ci accorgiamo che il loro modo di essere ragazzi è del tutto simile a quello dei nostri.
Lavoriamo ogni giorno con più impegno, stanchi dell’ottica falsamente costruttiva e, nella realtà dei fatti, meramente assistenzialistica, che permea il sistema , intenzionati a ribaltarla per condurre i nostri ragazzi a prendere in carico con forza la propria esistenza. Indietro abbiamo che, in questo confronto, anche noi, giorno dopo giorno, ci accorgiamo che affrontiamo con più energia la nostra.

Leda Adamo
Associazione Centro Astalli Catania Onlus

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